Martedì 19 ottobre c’è stato un incontro di formazione per il C.P.P..

Sono state invitate due persone “esperte” di C.P.P., provenienti dalla Parrocchia di Ponte Della Priula (TV): Suor Laura e la Sig. Marilena, mamma di tre figli, laureata in Psicologia ed Insegnante di Religione in un Liceo.
Tramite la loro esperienza, abbiamo vissuto un momento importante di Formazione.
 

Breve sintesi: Il C.P.P. deve essere un luogo di impegno, dove convergono tutti i Carismi, (doni), che lo Spirito Santo ci ha affidato tramite i Sacramenti (Battesimo, Cresima), Doni e Carismi che devono essere al servizio degli altri.
Nel C.P.P. devono trovare eco tutti i bisogni, le necessità, le aspettative della Comunità Parrocchiale per crescere e maturare insieme.
Il C.P.P. è un organismo di partecipazione responsabile dove l’indole Missionaria della Chiesa deve farsi Parola e Messaggio, riconoscendo i nostri limiti e cercando di arricchirci l’uno dei carismi dell’altro al fine di far crescere una coscienza comunitaria nelle persone. Al termine dell’incontro tutti i componenti del C.P.P. si sono dichiarati soddisfatti, arricchiti dentro e motivati ad iniziare questo servizio per il bene della Comunità Parrocchiale.
 

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IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE COSA È ?

E’ il Concilio che ha presentato la Chiesa come popolo di Dio, come comunità profetica, sacerdotale e regale, come segno e strumento di salvezza.

Tutti i cristiani hanno pari dignità nella Chiesa: non vi è un superbattesimo, non vi sono privilegi; tutti hanno funzioni diverse.
Ogni cristiano ha dei carismi, cioè dei doni specifici, che contribuiscono a formare la comunità.

Il carisma primordiale è la fede.
 

Di quel che la Chiesa fa siamo tutti responsabili, corresponsabili. Non vi sono per il cristiano, solamente responsabilità individuali, ma responsabilità collettive. Si partecipa assieme e si agisce insieme nella Chiesa, rappresentata e costituita da tutti i battezzati. La Parrocchia è di tutti e tutti devono mettersi al servizio degli altri.

Il sacerdozio ministeriale è un ministero, un aiuto, un servizio al sacerdozio comune: tutti siamo un solo corpo e membra gli uni degli altri.
Nella Comunità Parrocchiale si devono armonizzare i diversi ministeri (servizi) necessari alla sua vita.
La corresponsabilità e la comunione esigono il dialogo e la comunicazione (necessità di una seria informazione: diritto-dovere di ogni laico).
Unità non vuol dire uniformità: i diversi doni di Dio si sviluppano nella libertà e ognuno è portatore di una parte di verità e bisognoso delle molte parti che hanno gli altri.

Alla luce di questi principi il C.P.P. diviene una realtà ecclesiale viva, dinamica, un organismo che si colloca non fuori né sopra la comunità, ma all’interno di essa. Sarebbe sbagliato vederlo semplicemente come una struttura organizzativo-funzionale. Deve essere un luogo di incontro e di impegno pastorale: rappresenta l’intera comunità parrocchiale nell’unità della fede e nella ricchezza e varietà dei suoi carismi e ministeri. È segno e strumento che esprime e favorisce la comunione del Parroco con l’intero popolo di Dio; consente e garantisce la responsabilità di tutti i membri della Parrocchia alla vita della Chiesa e alla sua missione nel mondo.

Rappresentatività

Il C.P.P. è il luogo dove convergono e si fondono tutti i doni e i carismi al servizio degli altri; è il luogo dove si incontrano e trovano eco tutti i bisogni, le necessità, i desideri e le attese che emergono dalla vita della comunità locale.
Se vuole essere veramente rappresentativo, deve venir fuori dalla comunità stessa come espressione di crescita e di maturità ecclesiale.
Se però rappresenta la comunità, non la sostituisce: non esautora le Associazioni o i gruppi, ne rispetta anzi le competenze e l’autonomia e rimane in dialogo costante con essi, altrimenti corre il rischio dell’isolamento.
Per la sua natura il C.P.P. è occasione di incontro e di comunione tra le persone di diversa estrazione sociale, culturale e professionale… le quali si riuniscono con l’intento di costruire insieme, di arricchirsi l’uno dei doni dell’altro, riconoscendo le proprie insufficienze e i propri limiti, al di fuori di ogni confronto polemico o di affermazioni personali.

Partecipazione

Il C.P.P. è un organismo di partecipazione responsabile alla vita della comunità, e presuppone indispensabilmente una coscienza comunitaria delle persone, che devono sentirsi membri attivi, partecipi e responsabili della vita della Parrocchia. Ogni membro si sente responsabile insieme con gli altri membri eletti, partecipa direttamente alla vita della comunità con proposte, suggerimenti, critiche….


IL C.P.P. COSA FA?

Principi di riferimento

Primato di Cristo e della Chiesa: Cristo è segno e strumento di salvezza, e la Chiesa non è chiamata a rendere dei servizi occasionali, a porre dei gesti significativi, ma ad essere permanentemente serva, a farsi essa stessa segno e strumento abituale di salvezza. Ne consegue il primato della persona e della comunità di persone.

Indole missionaria della Chiesa: deve farsi parola e messaggio incarnato in modo da essere credibile rispetto al mondo.

Aspetti organizzativi

Conoscere la situazione ( socio- culturale, economica ,religiosa…)
Conoscere il Piano di pastorale nazionale e diocesano…
Sapere dove si vuole andare: gli obbiettivi da raggiungere
Sapere che cosa si ha a disposizione: definizione delle risorse
Vedere che cosa è possibile: confronto tra obiettivi e risorse
Decidere che cosa è più importante: definizione delle priorità
Definire chi deve agire e come: attribuzione delle responsabilità
Attuazione
Verifica

Criteri di scelta dei membri del Consiglio

L’origine del diritto-dovere di far parte del C.P.P. è per ogni persona il carattere del Battesimo e della Cresima. In secondo luogo vengono i doni o i carismi, la competenza specifica, la fedeltà a Cristo, la propria maturazione personale, l'effettiva disponibilità disinteressata (anche il tempo materiale verso gli altri).
C’è da osservare che la competenza specifica è essenzialmente una competenza ecclesiale, cioè l’esperienza della Chiesa come comunione. Si tratta di passare da una rappresentatività di tipo sociologico (tanti giovani, tante donne…) ad una rappresentatività funzionale, cioè dei ministeri esercitati dalla Chiesa.
E questo non deriva tanto da un diploma o da una laurea, quanto dall’essere dentro, dal vivere di fatto la comunione o nei gruppi o in altre esperienze pastorali.

N.B.: Il Vangelo è una realtà di partecipazione! Non delega, ma responsabilizza ciascuno e tutti.

Tutti dobbiamo prendere coscienza della nostra vocazione umana e cristiana ad essere soggetti attivi della nostra storia insieme agli altri.